Dott. Daniele Gandini

MISSIONE INTERPLAST ITALY 2006 (Yushu-Tibet, Cina)

Yushu 2006 - in ambulatorio con Giancarlo Liguori, team leader della missione e vicepresidente di Interplast
Yushu 2006 - in ambulatorio con Giancarlo Liguori, team leader della missione e vicepresidente di Interplast

La missione chirurgica umanitaria, di Interplast Italy di quest’anno, si è svolta a Yushu, l'antica Jakiendo, piccola cittadina dell’altopiano tibetano, nella regione del Quinghay (Cina); il posto, quasi isolato dal resto del mondo è sperduto in mezzo a montagne alte 5-6000 metri ma verdissime di pascoli, e mai prima di ora era stato raggiunto da chirurghi plastici italiani. Infatti per raggiungerlo, l’equipe di Interplast, organizzata e diretta dal chirurgo plastico torinese Giancarlo Liguori e della quale facevano parte due medici rotariani: il chirurgo plastico Daniele Gandini (Pisa) ed il pediatra Franco Garofalo (Moncalieri), ha dovuto raggiungere da Milano, Shanghay in Cina, poi ancora 5 ore di aereo fino alla città di Xining, e da qui ha dovuto poi percorrere ancora mille chilometri di strada prevalentemente sterrata e di montagna spesso al limite del praticabile a causa delle frequenti frane, (superando valichi fino a 5000 metri di altezza dove la rarefazione dell’aria rende molto difficoltosa la respirazione), con un viaggio via terra, su un convoglio di ambulanze e camion cinesi, tra valli e altipiani deserti, durato ininterrottamente 17 ore, oltre le 18 ore per raggiungere in aereo Xining da Milano.

Anche a destinazione, dovendo lavorare per circa 10 ore al giorno ad una altitudine di quasi 4000 metri, la scarsità di ossigeno dell’aria ha reso necessaria, da parte dei componenti del team, per non incorrere nel rischio di mal di montagna, che può portare ad edema cerebrale e polmonare, l’assunzione di farmaci come l’acetazolamide (diuretico) e cortisonici, gli stessi usati dagli alpinisti che scalano le vette oltre i 5-6000 metri

Componenti del team Yushu 2006

Giancarlo Liguori – chirurgo plastico, torino, vicepresidente InterplastItaly, team leader della missione.
Daniele Gandini – chirurgo plastico, divisione di chirurgia plastica, azienda ospedaliera pisana, senior surgeon Interplast, socio del Rotary Club Pisa ( ).
Daniele Bollero – chirurgo plastico, U.O. Chir Plastica e Centro Ustioni, Cto-Crf, Torino
Franco Garofalo – pediatra, Torino, rotariano del Cub di Moncalieri (Torino).
inoltre: due anestesisti (Laura Ceretto e Maurizio Turello) di Torino.
Adolfo Scala, Torino, internista e primario radiologia.
Renata Prevost, segretaria interplast e giornalista (Milano) e due infermiere strumentiste: Roberta Ferro (CTO, Torino) e Valentina Lancellotti, in servizio presso la chirurgia generale e trapianti di Pisa-Cisanello, la cui partecipazione è stata resa possibile grazie alla disponibilità del prof Franco Mosca, direttore del reparto, che attraverso l’associazione onlus arpa da lui diretta, (www.fondazionearpa.it)  ha inoltre contribuito alle spese di viaggio di avvicinamento a Yushu.

La missione è durata 22 giorni e si è svolta nell’unico piccolo ospedale della cittadina, il Prefecture Hospital. L’equipe, come sempre avviene nelle missioni di Interplast ha utilizzato una ingente quantità di materiale necessario per operare, trasportata sul posto (ben 100 scatoloni di materiale sanitario vario, acquistato grazie a donazioni ricevute da privati cittadini, enti, associazioni e clubs di servizi italiani).

Per tutte e tre le missioni in Tibet (Shigatse 2004, Lhasa 2005 e Yushu 2006) c'è stato inoltre una grande collaborazione da parte della compagnia aerea Alitalia, che grazie al suo Comandante Pilota Franco Casadio, amico e membro del comitato organizzatore di Interplast Italy ci ha aiutato, consigliato e sostenuto nei lunghi viaggi di avvicinamento alla Cina.

A Yushu sono stati operati 120 pazienti, prevalentemente bambini, portatori di labiopalatoschisi (cosiddetto labbro leporino) grave malformazione congenita della faccia, ma anche esiti cicatriziali da ustione del volto e degli arti; tutte menomazioni che se non operate rendono impossibile una vita normale e l’inserimento dei piccoli pazienti nella loro società e nel loro mondo del lavoro, con conseguenze immaginabili. Gli interventi sono andati tutti a buon fine, senza complicanze; Si trattava prevalentemente di popolazione seminomade, per lo più pastori che durante la stagione estiva portano le loro mandrie di yak (e dzo, la versione domestica dello yak di montagna) a pascolare sull’altopiano per poi ricavarne latte e burro da vendere al mercato di Yushu.

Si tratta di gente molto povera ma molto fiera, che vivono in nere tende di pelo di yak dove cucinano carne e la loro tipica bevanda a base di the, burro di yak rancido e sale (dal sapore per noi un po'...forte, ma per loro molto nutriente), protetti dai feroci mastini tibetani, con i loro tipici costumi dell’etnia nomade Kampa, coloratissimi, con monili di turchese, corallo ed ambra e grossi pugnali in cintura.

Una domenica mattina, uniche ore di riposo settimanale della missione, alcuni locali, per ringraziarci del nostro duro lavoro, ci portarono in una valle a due ore dalla città, in mezzo ad una verde pianura forse larga 100 km, circondata da montagne di 5-6000 metri, sotto una pioggia monsonica, circondati da mandrie di yak al pascolo, sotto una tenda nomade davanti al fuoco a mangiare carnedi montone bollita, yogurth di yak, birra e the al burro.... parlando e cantando con loro: un'esperienza indimenticabile..

Questa povera gente è completamente senza assistenza sanitaria, con un reddito mensile stimato in circa 250 yuan, cioè 25 euro, senza nessuna alternativa per i propri bambini, che quella dei chirurghi di Interplast, dato che non potrebbero mai permettersi le migliaia di euro che dovrebbero pagare (oltre al viaggio) per far operare i figli in Cina; l’unica possibilità, ci spiegavano gli interpreti, sarebbe quella di vendere buona parte della mandria di yak che però sono il loro unico sostentamento per vivere.

A Yushu i primi di agosto, è poi giunta una seconda equipe di Interplast Italy, diretta dal presidente dell'Associazione, il Dott. Paolo Morselli di Bologna e della quale facevano parte il Prof. Gianvittorio Campus, Direttore della Chirurgia Plastica di Sassari, il Dott. Marino Auteri, chirurgo plastico, l'anestesista Lorena Pasini e le strumentiste Aneta Witkovka e Elena Galletti. La seconda equipe, avvicendatasi alla prima al Prefecture Hospital della cittadina ha anch'essa portato a termine altri 120 interventi di chirurgia plastica ricostruttiva (per un totale, dei due team, di 240 pazienti) su bambini ed adulti tibetani ustionati e malformati.

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