La missione di Daniele Gandini di quest’anno, il cui team leader ed organizzatore era Giancarlo Liguori, di Torino, Vicepresidente di Interplast Italy, si è svolta a Lhasa, la capitale del Tibet, che si trova a quasi 4000 metri di altezza.
Lhasa, la città sacra, anima del Tibet, è tuttora sede di pellegrinaggi da tutto il paese. Un tempo era la residenza del Dalai Lama, prima che fosse esiliato a Dharamsala, cittadina ai piedi dell'Himalaya ma fuori dei confini tibetani.
Raggiungere il Tibet dall’Italia ha richiesto al team di Interplast 2 giorni e mezzo di viaggio con scalo a Shanghai e successivamente a Chengdu (poco conosciuta città cinese di...12 miloni di abitanti!), per poi arrivare a Lhasa.
L'arrivo alla città di Lhasa, è annunciato, provenendo dall'aereoporto di Gongkar, dalla vista, in lontananza del maestoso palazzo del Potala, bianco e ocra, che domina dall'alto la città e la valle del fiume Kyi-chu.
Purtroppo a Lhasa, come del resto in tutto il Tibet, ben poco è rimasto di ciò che c'era prima dell'invasione maoista cinese del 1951, quando il 95% dei monasteri tibetani, con le loro ricchezze e tradizioni millenarie furono rasi al suolo ed i monaci quasi tutti uccisi. Lhasa stessa è ormai oggi quasi del tutto trasformata dall'influenza cinese, ed invasa, come gran parte del paese da prostituzione, biliardi e cellulari cinesi, e da ultimo anche dalla...ferrovia pechino -lhasa. Per ora (2004) da tutto questo si salva ancora la zona vecchia del Barkhor, il suggestivo circuito medioevale di pellegrinaggio intorno al bellissimo tempio del Jokhang, il tempio più sacro e venerato del Tibet, che tutte le mattine attraversavamo a piedi, per andare a lavorare in ospedale, passando in mezzo a pellegrini in preghiera e meravigliose bancarelle che vendevano stoffe, spezie, verdura, carne e burro di yak.
La spedizione era composta da 10 persone: i 2 chirurghi plastici, Giancarlo Liguori e Daniele Gandini, due anestesisti rianimatori (Laura Ceretto e Maurizio Turello), un pediatra (Franco Garofalo), un medico radiologo e internista (Adolfo Scala), tre infermiere strumentiste (Nicoletta Silvestrini, Miriam Bonardo e Maria Convertini), ed una collaboratrice, la giornalista milanese Renata Prevost che insieme al fotografo milanese Carlo Orsi ha dedicato a questa missione ed a quella di Shigatze del 2004, un libro intitolato "io sorrido tu sorridi", ed. Valentina (Milano)
A Lhasa il team di Interplast ha lavorato presso il Municipal Peoples Hospital, un vecchio Ospedale statale a direzione Cinese, che a seguito di non semplici trattative e con il determinante appoggio ed aiuto della Croce Rossa Svizzera e della Croce Rossa Tibetana, ha concesso all’equipe italiana l’uso di una piccola sala operatoria dotata di 2 letti operatori e di 2 lampade chirurgiche; tutto il resto delle attrezzature, ferri, farmaci, materiali di consumo, elettrobisturi, monitor ed apparecchi per anestesia è stato portato dall’italia. La spedizione aveva infatti con sé circa 700 kg di materiali, suddivisi in 40 contenitori.
L’ingente quantitativo di materiale che queste missioni richiedono viene di volta in volta acquistato grazie a donazioni che giungono ad interplast italy da privati cittadini, enti, e clubs di servizi italiani.
Potendo operare in contemporanea su due letti operatori distinti Giancarlo Liguori e Daniele Gandini sono riusciti ad operare, in 12 giorni di sala operatoria, 75 pazienti ciascuno, per un totale di 151 pazienti, portatori di gravi esiti di ustioni, malformazioni delle mani e labiopalatoschisi (il cosiddetto labbro leporino) grave malformazione congenita della faccia, con presenza di una fessura che interessa a tutto spessore il labbro, l’osso mascellare ed il palato dei piccoli pazienti, impedendogli di alimentarsi e parlare correttamente, nonché, dato il grave handicap estetico, di avere una normale vita di relazione con gli altri.
In Tibet i pazienti bisognosi di intervento e cure sono stati reclutati con l’aiuto della Croce Rossa locale, non solo in città, ma prevalentemente in zone rurali, in piccole comunità di pastori, spesso molto distanti da Lhasa;
Si trattava di persone generalmente molto povere, che non avrebbero avuto nessuna altra possibilità di farsi operare, dato che la maggior parte degli ospedali del paese effettua prestazioni sanitarie di questo genere solo dietro il pagamento di cifre non alla portata di questa povera gente.
Gli interventi eseguiti sono andati tutti a buon fine e negli ultimi giorni a Lhasa l’equipe è stata tempestata da atti di riconoscenza e commoventi ringraziamenti da parte dei pazienti e dei loro familiari; un sentito ringraziamento c’è poi stato sia dai rappresentanti Tibetani che dalle autorità Cinesi, con l’auspicio che questa importante collaborazione possa in futuro continuare ancora.