Chirurgia plastica Chirurgia estetica

Mastoplastiche

 Tra gli interventi di mastoplastica e mastopessi annoveriamo:

MASTOPLASTICA ADDITIVA CON PROTESI PER IPOPLASIA MAMMARIA

L’intervento consiste nell’impianto di una protesi al di sotto della mammella, per migliorarne l’aspetto ed aumentarne il volume; la protesi può essere posizionata sotto il muscolo pettorale o sopra il muscolo, e quindi sottoghiandolare; in caso di presenza di lieve ptosi mammaria si può infine adottare la cosiddetta tecnica "dual plane" con protesi sottomuscolare ma con scollamento anche tra ghiandola e muscolo, che consente, in questi casi, di far lievemente risalire e proiettare meglio la mammella, senza bisogno di fare l'intervento di mastopessi; la via di accesso della protesi può essere quella periareolare (incisione lungo la metà inferiore dell’areola), sottomammaria (lungo il solco sottostante alla mammella) o ascellare (un po' meno adottata in Italia); le indicazioni alla mastoplastica additiva sono quelle di un seno piccolo, o svuotato a seguito dell’allattamento.
Le protesi usate sono generalmente quelle in gel di silicone, che possono essere di forma rotonda, od avere una forma a goccia, cioè un profilo anatomico che può dare una forma piu naturale alla mammella. La preferenza di un tipo di protesi rispetto all'altra dipende da diversi fattori che saranno spiegati dal chirurgo al momento della visita; la decisione ultima sarà comunque sempre della paziente. Tutte le protesi di ultima generazione hanno una superficie "testurizzata" cioè non liscia ma finemente irregolare. L'involucro delle protesi è in elastomero siliconico. Le protesi interamente riempite di soluzione salina, largamente usate negli Stati Uniti, sono da noi meno usate a causa del risultato estetico meno naturale.
Le eventuali (rare) complicanze della mastoplastica additiva con protesi possono essere l’infezione, la dislocazione (spostamento o rotazione) dell'impianto protesico o la contrattura capsulare; quest’ultima, fortunatamente abbastanza rara, consiste in un tardivo indurimento della mammella provocato dalla formazione di una capsula tenace di tessuto connettivo intorno alla protesi stessa. Una capsula intorno alla protesi mammaria si forma sempre, come si forma sempre attorno a ogni protesi non biologica (protesi cardiache, vascolari e ortopediche) ma solo in limitati  casi può essere tenace e ingravescente da dare qualche problema. La testurizzazione della protesi (superficie ruvida e non liscia) ed il suo posizionamento sottomuscolare, riducono molto il rischio di contrattura capsulare.

A seconda del tipo, della qualità e del posizionamento, la durata nel tempo di un impianto protesico può essere molto variabile; alcune ditte danno una garanzia; vi sono donne che mantengono lo stesso impianto protesico per tutta la vita senza problemi ma vi sono donne alle quali è necessario dover sostituire una protesi anche solo dopo pochi anni. La rottura dell'impianto è comunque un evento eccezionale e che con le moderne protesi a gel coesivo non comporta immediati rischi per la salute da fuoriuscita di silicone come poteva avvenire con le vecchie protesi mammarie di silicone liquido non coesivo.

L’intervento di mastoplastica additiva si esegue in anestesia generale, è consigliabile il posizionamento di due drenaggi aspirativi per 12 ore e necessita generalmente di una notte di ricovero.
Il risultato è immediato, anche se un definitivo assestamento si avrà dopo tre-quattro settimane circa. Nei primi giorni, soprattutto in caso di impianti protesici sottopettorali si può avere un po di dolenzia e difficoltà a sollevare le braccia, sensazioni che scompaiono nel giro di una-due settimane.
La protesi non creerà successivamente particolari problemi per l’esecuzione di esami quali la mammografia e l’ecografia e quindi per i controlli (follow up) che le donne devono sempre fare; ovviamente va sempre informato prima il radiologo della presenza della protesi.


MASTOPLASTICA RIDUTTIVA PER GIGANTOMASTIA

Intervento volto a migliorare il volume e la forma delle mammelle; E’ indicato in caso di presenza di mammelle di grandi dimensioni; Con questo intervento, viene asportata la necessaria quantità di tessuto mammario e cute eccedente, che può andare da poche decine di grammi ad oltre il chilo per mammella; il tessuto mammario restante, comprendente il complesso areola-capezzolo, verrà poi modellato nella giusta posizione; esistono moltissime tecniche al riguardo che si sono sviluppate e perfezionate negli anni; quasi tutte prevedono il mantenimento della connessione tra le areole ed il tessuto mammario residuo che perciò manterrà la sua funzione. In questi casi il complesso areola-capezzolo manterrà, anche se un po’ ridotta, la sensibilità tattile.
Anche in questi interventi, come sempre avviene in chirurgia plastica, è necessaria una accurata pianificazione preoperatoria con misure e disegni sulla zona da operare, che deve essere fatta a paziente in piedi.
Il tessuto mammario residuo manterrà le sue connessioni neuro-vascolari per mezzo di cosiddetti peduncoli di parenchima che possono essere orientati in diversi modi a seconda della tecnica adottata (postero-inferiori, interni e/o esterni, verticali, ecc..)
In alcuni casi di dimensioni mammarie di grado elevato (gigantomastia vera) ed in pazienti non più giovani, può invece essere necessario il distacco e reinnesto delle areole, con perdita della funzionalità della ghiandola mammaria e della sensibilità delle areole.
Oltre i 40 anni è consigliabile sempre una valutazione ecografica e/o mammografica preoperatoria.

Le cicatrici che residuano a questi interventi sono generalmente intorno all’areola, piu una “t” rovesciata cioè un averticale ed una cicatrice al solco sottomammario.

La mastoplastica riduttiva va eseguita in anestesia generale, dura all’incirca tre ore e necessita di almeno una notte di ricovero; vengono posizionati sempre due drenaggi in aspirazione che generalmente sono rimossi dopo 24-48 ore.

A volte, dopo un certo tempo dall'intervento può essere necessaria una revisione delle cicatrici o di eventuali piccole asimmetrie, fattibile anche in anestesia locale assistita (sedazione).

 

MASTOPESSI PER PTOSI MAMMARIA

Per mastopessi si intende l’intervento di riposizionamento e rimodellamento delle mammelle che, a seguito del dimagrimento, si siano particolarmente rilassate verso il basso. Questa metodica permette di restituire alle mammelle un aspetto più tonico e gradevole senza intervenire sul volume (nessun aumento o riduzione).
Anche in questo intervento deve essere eseguito un accurato disegno preoperatorio, dove viene calcolata la nuova posizione che assumerà l’ areola.
L’intervento si effettua preferibilmente in anestesia generale; le tecniche più tradizionali prevedono come risultato, una cicatrice verticale o a “t” rovesciata, in alternativa, può essere adottata, ove possibile, una tecnica, definita “round block” che ha il vantaggio di lasciare una cicatrice solo intorno all’areola. La pianificazione dell'intervento deve sempre fatta prima dell'intervento, a paziente in piedi.
In casi particolari, dove la mammella si presenti particolarmente piccola e svuotata, oltre che calata, può essere necessario l’impianto di una protesi in aggiunta alla mastopessi; la protesi potrà essere posizionata subito sotto la ghiandola mammaria o parzialmente al di sotto del muscolo grande pettorale.

Possibili (rare) complicazioni possono essere l'infezione, il sanguinamento postoperatorio ed una eccessiva perdita di sensibilità dei capezzoli.

 


 

Alto pagina

Dott. Daniele Gandini - Casa di Cura S.Rossore, Viale delle Cascine 152/F - 56122 Pisa (PI) - Italy
Tel. 050 586111 (centralino) e 586217 (appuntamenti) - Mobile 338 6053169 - Partita IVA 01194420509
chirurgo plastico, chirurgo estetico, chirurgia plastica ricostruttiva, chirurgia estetica