E' una anomalia del prepuzio caratterizzata dall'impossibilità a scoprire completamente il glande a causa di un eccessivo restringimento del prepuzio stesso che spesso può presentare tenaci aderenze con il solco balanoprepuziale.
Generalmente è congenita ma può essere anche acquisita (esiti infezioni, diabete); è solitamente fisiologica e quindi da non trattare entro i due-tre anni di età, perchè quasi sempre si risolve spontaneamente con (delicate) manovre di progressiva apertura; se persiste oltre, deve essere trattata chirurgicamente con un intervento chiamato plastica prepuziale di slittamento. L'intervento, che non è una circoncisione, consiste nell'apertura del prepuzio, che verrà solo appena scorciato, ma manterrà la possibilità di ricoprire il glande.
Data l'età dei pazienti deve essere eseguito con una breve anestesia generale e può essere fatto in day hospital, senza nemmeno pernottare in ospedale
Se le cicatrici sono particolarmente retraenti ed ipertrofiche (molto rilevate), come ad esempio nel caso degli esiti di ustione, e se non rispondono a terapie locali non chirurgiche (cortisonici, pressoterapia o laser terapia), può essere necessario asportarle e fare delle plastiche cutanee di rilasciamento o, nei casi più complessi, degli innestii; in caso di cicatrici francamente ipertrofiche o cheloidee, andranno adottate, nell'immediato postoperatorio, tutte le procedure previste per prevenire la recidiva del problema (terapia cortisonica, uso di lamine o gel di silicone o altro).
Si tratta di interventi con finalità esclusivamente funzionali e non estetiche; lo scopo è infatti quello di asportare la cicatrice che può limitare i movimenti o dare fastidio a causa della sua ipertrofia e tensione; ci sarà indubbiamente anche un miglioramento estetico ma residuerà sempre una cicatrice, migliore di quella di partenza ma mai invisibile.
In caso di aree cicatriziali particolarmente estese e deturpanti è possibile utilizzare la tecnica dell'espansione cutanea: in un primo tempo chirurgico si impiantano sottocute dei palloncini chiamati espansori che, nei mesi successivi saranno riempiti progressivamente con soluzione salina; si otterrà così una dilatazione dei tessuti sani circostanti all'area da asportare; in un secondo intervento si potrà così rimuovere tutta la cicatrice unitamente al palloncino; la cute sana espansa sarà quindi ruotata sul difetto a colmare il deficit tissutale.
Questo intervento, per essere radicale e risolutivo, deve spesso prevedere l’anestesia generale, si esegue a paziente prono, e consiste nell’asportazione della cisti e della fistola a livello del coccige previa visualizzazione del tramite profondo con un colorante vitale (bleu di metilene o patent blue); la parte profonda della cisti infatti interessa sempre il periostio dell'osso sottostante, che deve essere asportato;
Il cuoio capelluto può essere sede di insorgenza di tumori (epiteliomi, sarcomi, melanomi...) che se lasciati crescere troppo possono interssare, oltre la cute, anche il tavolato osseo sottostante e, in alcuni casi oltrepassarlo fino ad interessare la dura madre (la pellicola che avvolge il cervello); Il chirurgo plastico dovrà in questi casi, spesso in equipe con il neurochirurgo, provvedere all'asportazione della neoplasia, e alla ricostruzione di tutte le componenti interessate, utilizzando tecniche di cranioplastica (per la componente ossea) e lembi ed innesti di copertura per i tegumenti.
In caso di fallimento di pregresse procedure non chirurgiche per la guarigione delle ulcere cutanee (uso di medicazioni avanzate, vac terapia o altro) e dopo eventuale biopsia per escludere possibili forme tumorali (epiteliomi), il trattamento chirurgico consiste in una accurata toilette del fondo dell’ulcera ed una chiusura del difetto con innesti cutanei sottili; sono interventi che richiedono spesso anestesia generale (o spinale per le ulcere degli arti inferiori) ed una ospedalizzazione di almeno quattro giorni per permettere all’innesto cutaneo di attecchire bene.
In presenza di ulcere particolarmente estese e complesse, quali ad esempio quelle da pressione (o decubito) può essere necessario utilizzare dei lembi (muscolari o miocutanei) per coprire il difetto; il chirurgo plastico sceglierà il tipo di lembo più adatto da usare, a seconda della sede, del tipo di lesione, e delle caratteristiche cliniche del paziente
In caso di unghia incarnita recidivante al piede e non risolvibile con procedure podologiche non chirurgiche, l’intervento di onicoplastica conservativa prevede l’asportazione di una piccola striscia laterale di unghia e della sua matrice ungueale e la successiva applicazione di punti; si esegue in anestesia tronculare a livello ambulatoriale