Altri tipi di interventi:

 

Fimosi Prepuziale

E' una anomalia del prepuzio maschile caratterizzata dall'impossibilità a scoprire completamente il glande a causa di un eccessivo restringimento del prepuzio stesso che spesso può presentare tenaci aderenze (cosiddette sinechie) con il glande a livello del solco balanoprepuziale.

Generalmente è congenita ma può essere anche acquisita (esiti infezioni, diabete); è solitamente fisiologica e quindi da non trattare entro i due-tre anni di età, perchè quasi sempre si risolve spontaneamente con (delicate!) manovre di progressiva apertura; se persiste oltre, deve essere trattata chirurgicamente con un intervento chiamato plastica prepuziale di slittamento. L'intervento, che non è una circoncisione, consiste nell'apertura del prepuzio, che verrà solo appena scorciato, ma manterrà sempre la possibilità di ricoprire il glande.

In età pediatrico-adolescenziale deve essere eseguito con una breve anestesia generale e ricovero in day hospital, senza pernottamento. In pazienti adulti può essere eseguito ambulatorialmente, in anestesia locale tronculare, con un minimo di assistenza anestesiologica (lieve sedazione).

Frenulo corto prepuziale

Si tratta di una piccola retrazione fibrosa sottostante al glande che può creare problemi e fastidi a causa della trazione che provoca soprattutto durante l'erezione. Il problema si risolve con un piccolo intervento eseguibile ambulatoriamente in anestesia locale, che consiste nella sezione del frenulo retraente (frenulotomia) e nell'esecuzione di una piccola plastica a zeta di allungamento. Vengono quindi applicati alcuni piccoli punti di materiale rapidamente riassorbibile.

ipertrofia delle piccole labbra

E' una condizione dei genitali esterni femminili in cui vi può essere eccessiva protrusione delle piccole labbra, tale da creare forte disagio psicologico alla donna. In casi estremi può provocare marcato fastidio locale con fenomeni infiammatori recidivanti.

L'ntervento è delicato ma abbastanza semplice. Consiste nel rimuovere l'eccesso del piccolo labbro, bilateralmente, mediante una escissione a tutto spessore del tessuto in eccesso. A seconda della gravità possono essere utilizzate varie tecniche. In casi di severa e vera ipertrofia (aumento sia della lunghezza che dello spessore) può essere eseguita una escissione longitudinale lungo il bordo libero del labbro. Questa tecnica va riservata a casi selezionati dato che la lunghezza e l'orientamento della cicatrice potrebbero creare qualche fastidio permanente come l'aumento della sensibilità (iperestesia) o la diminuzione (ipoestesia). Negli altri casi di sola lunghezza eccessiva del labbro, con spessore normale, una escissione cuneiforme opportunamente calcolata ed orientata risolverà il problema senza postumi o esiti.

L'intervento è eseguibile in regime ambulatoriale in sala operatoria, in anestesia locale con una minima sedazione (anestesia locale assistita) per tranquillizzare un pò la paziente, data la delicatezza e la sensibilità della zona. La sutura è riassorbibile (vicryl rapido). Il ritorno alla completa normalità si avrà in una decina di giorni.

Correzione cicatrici retraenti

Se le cicatrici sono particolarmente retraenti ed ipertrofiche (molto rilevate), come ad esempio nel caso degli esiti di ustione, e se non rispondono a terapie locali non chirurgiche (cortisonici, pressoterapia o laser terapia), può essere necessario asportarle e fare delle plastiche cutanee di rilasciamento o, nei casi più complessi, degli innestii; in caso di cicatrici francamente ipertrofiche o cheloidee, andranno adottate, nell'immediato postoperatorio, tutte le procedure previste per prevenire la recidiva del problema (terapia cortisonica, uso di lamine o gel di silicone o altro).

Si tratta di interventi con finalità funzionali e non estetiche; lo scopo è infatti quello di asportare la cicatrice che può limitare i movimenti o dare fastidio o dolore a causa della sua ipertrofia e tensione; ci sarà indubbiamente anche un miglioramento estetico ma residuerà sempre una cicatrice, migliore di quella di partenza ma mai invisibile.

In caso di aree cicatriziali particolarmente estese e deturpanti è possibile utilizzare la tecnica dell'espansione cutanea: in un primo tempo chirurgico si impiantano sottocute dei palloncini chiamati espansori tissutali che, nei mesi successivi saranno riempiti progressivamente con soluzione salina; si otterrà così una distensione progressiva dei tessuti sani circostanti all'area da asportare; in un secondo intervento si potrà così rimuovere tutta la cicatrice unitamente al palloncino; la cute sana espansa sarà quindi ruotata sul difetto a colmare il deficit tissutale.

Asportazione di cisti sacro coccigea (o cisti pilonidale) 

La cisti sacrococcigea, o cisti pilonidale ma detta anche sinus pilonidale è una formazione congenita molto più frequente nell'uomo che nella donna (circa 10 a 1), caratterizzata dalla presenza a livello coccigeo (parte alta della piega interglutea) di una cisti sottocutanea ripiena di liquido, materiale in disfacimento e spesso anche peli, capelli o addirittura abbozzi dentari). Può restare silente e asintomatica anche per molti anni, per poi manifestarsi anche improvvisamente con un ascesso e la fuoriuscita di materiale siero ematico o purulento all'esterno attraverso una fistola cutanea. In questi casi è necessario far rientrare il quadro acuto con terapia antibiotica sistemica e mirata e con medicazioni. A infiammazione regredita, va programmato l'intervento di asportazione della cisti. Questo intervento, per essere radicale, prevede generlamente l’anestesia generale o la spinale, si esegue a paziente prono, e consiste nell’asportazione della cisti e della fistola a livello del coccige previa eventuale visualizzazione del tramite fistoloso profondo con un colorante vitale (bleu di metilene); la parte profonda della cisti infatti può spesso raggiungere addirittura il periostio dell'osso sottostante, La cisti e la fistola devono essere in questi casi asportate in blocco per evitare le recidive. Sarà poi eseguita una accurata sutura dei piani profondi con scollamento del tessuto laterale e della cute per evitare il rischio di deiscenza (riapertura) della ferita. Un piccolo drenaggio in aspirazione (miniemodren a soffietto) dovrà essere posizionato per ameno 24 ore.

In soggetti con elevata peluria locale può essere possibile una recidiva del problema anche in caso di completa e radicale asportazione della cisti congenita, dato che ulteriori cisti secondarie potrebbero formarsi nuovamente a partire dai numerosissimi follicoli piliferi della zona, che possono chiudersi e dare nuovamente il problema; questo può verificarsi in casi di elevata e protratta sedentarietà (per studio, o lavoro) in presenza di alterata traspirazione cutanea (eccessiva sudorazione).

Trattamento chirurgico delle ulcere cutanee

In caso di non ottenimento di guarigione a seguito di procedure non chirurgiche per la cura delle ulcere cutanee (uso protratto di medicazioni avanzate, vac terapia o altro) e dopo eventuale biopsia per escludere possibili forme tumorali (carcinomi epiteliali), il trattamento chirurgico delle ulcere cutanee consiste in una accurata toilette del fondo dell’ulcera ed una chiusura del difetto con innesti cutanei sottili; sono interventi che richiedono spesso anestesia generale (o spinale per le ulcere degli arti inferiori) ed una immobilizzazione di qualche giorno per permettere all’innesto cutaneo di attecchire bene.

In presenza di ulcere particolarmente estese e complesse, quali ad esempio quelle da pressione (o decubito), dopo aver messo in atto tutti i presidi di prevenzione eliminando o almeno riducendo l'appoggio obbligato) può essere necessario ricorrere all'intervento con l'utilizzo dei lembi (muscolari o miocutanei) per coprire il difetto; il chirurgo plastico sceglierà il tipo di lembo più adatto da usare, a seconda della sede, del tipo di lesione, della eziologia (causa) dell'ulcera e delle caratteristiche cliniche del paziente.

Correzione chirurgica unghia incarnita (onicocriptosi)

In caso di unghia incarnita recidivante al piede, non tendente alla guarigione e non risolvibile con procedure dermatologiche e/o podologiche, l’intervento di onicoplastica conservativa prevede l’asportazione di una piccola striscia ai lati dell'unghia in blocco con la matrice ungueale e la successiva applicazione di punti di sutura; l'intervento si esegue in anestesia locale tronculare e in regime ambulatoriale e risolve definitivamente il problema. A volte, soprattutto nei casi inveterati (presenti da molto tempo) può essere necessaria una ulteriore piccola revisione chirurgica per rimuovere definitivamente minimi residui di matrice ungueale.

Criochirurgia lesioni cutanee

E' una metodica ambulatoriale, semplice e minimamente invasiva che consente di eliminare alcuni tipi di lesioni cutanee mediante il congelamento. Viene eseguita senza necessità di anestesia locale, con un piccolo apparecchio portatile che emette gas criogenico (protossido d'azoto). Il gas, a contatto con il tessuto da eliminare, provoca un rapidissimo abbassamento della temperatura (a -89 gradi) con formazione di cristalli di ghiaccio e successiva necrosi delle cellule trattate; la lesione scomparirà in pochi giorni con minimi esiti cicatriziali. Durante il trattamento potrà essere avvertito un minimo, sopportabile dolore che durerà per i pochi secondi del trattamento.

Controindicazione assoluta a questo tipo di procedura è la Crioglobulinemia; altra controindicazione molto importante è l'incertezza di diagnosi clinica, nel qual caso è necessario procedere ad un adeguato studio dermatoscopico della lesione o, in casi dubbi, ad una biopsia incisionale intralesionale diagnostica o ad un trattamento alternativo con escissione chirurgica ed esecuzione di esame istologico del pezzo.

Le principali lesioni trattabili con questa semplice tecnica sono:

  • piccoli angiomi
  • cheratosi attinica
  • cheratosi seborroica o nevo verrucoso
  • granuloma piogenico
  • cheilite attinica
  • lentigo solare
  • piccole verruche piane o volgari
  • piccoli xantomi
  • fibromi penduli
  • minuti epiteliomi allo stadio iniziale, in sedi selezionate

Al trattamento residuerà una crosticina o al limite una piccola flittena (bolla) che guarirà spontaneamente in 7-10 giorni con l'applicazione di pomata antibiotica e un piccolo cerotto).  Alcuni casi possono richiedere più di una applicazione crioterapica.