2009-2010 Camiri-Bolivia
Team:
Chirurghi plastici:
Giancarlo Liguori (Torino-organizzatore, capo missione), Daniele Gandini (Pisa), Daniele Bollero (Torino)
Anestesisti:
Beate Kuppers (Pisa), Marzia Corini (Pisa)
Infermiere strumentiste:
Natalina Polcan (Pisa), Loredana Silivestro (Torino)
Fotografo:
Carlo Orsi (Milano)
Collaboratrice:
Renata Prevost (Milano)
Il viaggio:
Pisa-Milano-S.Paolo del Brasile (14 ore), attesa di 9 ore poi volo S. Paolo-S. Cruz della Sierra (3 ore), poi 5 ore di auto fino a Camiri con tappa notturna a Gutierrez.
Camiri è una piccola cittadina sperduta nella regione della Cordillera, nel sud della Bolivia, da dove iniziano le prime propaggini delle Ande.
E’ una regione molto povera, rurale, fino a qualche anno fa importante centro di estrazione del petrolio, ora li’ in fase di esaurimento, ma ancora presente in notevoli quantità nel resto del sottosuolo boliviano.
Il clima era caldissimo (30-35 gradi) ma molto piovoso, con violenti rovesci giornalieri.
La popolazione della zona era in gran parte di origine Guaranì, antichissima popolazione indigena seminomade un tempo estesa a gran parte dell’amazzonia brasiliana, bolivia, paraguay e argentina, repressa e decimata dagli Spagnoli e dai Portoghesi durante la colonizzazione del sudamerica, ora suddivisa in comunità dai confini di stato. Si tratta di persone dedite all’agricoltura, alla pastorizia e all’artigianato; vivono ancora spesso in comunita’ isolate nella foresta o sugli altipiani e si curano tuttora perlopiu’ con la medicina tradizionale a base di erbe.
L’ospedale:
Hospital Municipal de Camiri, piccolo ma ben tenuto ed organizzato, in grado di soddisfare emergenze chirurgiche acute, urgenze ostetriche e neonatali; nel periodo della nostra presenza ci avevano lasciato a disposizione le uniche due sale operatorie con l’obbligo pero’ di liberare rapidamente una sala in caso di loro urgenza, cosa che quotidianamente accadeva, per questo motivo cercavamo di sfasare ed alternare interventi lunghi con cose piu brevi per essere in grado di lasciare loro spazio in massimo 20 minuti;
- Durante la permanenza a Camiri sono state eseguite dal nostro team 120 visite ed eseguiti 75 interventi di chirurgia plastica ricostruttiva su pazienti di tutte le età ma più della metà bambini anche di tre mesi; le patologie trattate dai chirurghi plastici sono state :
- esiti cicatriziali di gravi ustioni da fiamma od elettriche
- labiopalalatoschisi (labbro leporino)
- malformazioni di mano e piede (dita sovrannumerarie o fuse insieme)
- ulcere cutanee
- malformazioni congenite di testa e collo
- neoplasie cutanee
I pazienti erano stati reclutati e selezionati da una organizzazione locale chiamata “CONVENIO DEL MINISTERO DE PREVICION SOCIAL Y SALUD PUBLICA” diretto da Padre Tarcisio Ciabatti, francescano originario del Casentino, in Bolivia da 35 anni e da Suor Maria Bettinsoli, gerente della “Red de Salud Cordillera” coadiuvati da Francesco Cosmi, fiorentino, ora “boliviano”, perfetto organizzatore e gestore in prima persona del coordinamento dei pazienti, affiancato dalla collaboratrice Estella, con noi sempre 12 ore al giorno;
Questa organizzazione sanitaria sta lavorando molto bene, riuscendo piano piano a portare il popolo Guaranì ad avere fiducia nella medicina moderna pur mantenendo le loro preziose tradizioni di erboristeria e medicina locale, soprattutto agendo a livello di vaccinazioni e prevenzione per la Malaria e per la terribile malattia di Chagas, lì presente, nonchè per una educazione ostetrico ginecologica e pediatrica. Fino a qualche anno fa la mortalità neonatale materno-infantile era infatti altissima, e ora sta decisamente riducendosi.
Gli interventi di chirurgia plastica ricostruttiva da noi eseguiti sono andati tutti a buon fine, senza complicanze, anche grazie alla bravura delle nostre anestesiste, (molto esperte con i bambini), con ottimi risultati e ripresa delle funzioni danneggiate dalle maformazioni congenite o dalle ustioni.
I ritmi di lavoro erano di circa 10 ore al giorno per 6 giorni a settimana, con riposo la domenica perchè le sale erano...chiuse!
Nell’unica domenica di riposo ci siamo recati a due ore di fuoristrada da Camiri, a Lagunillas, un paesino che sembrava il set deserto di un film western di Sergio Leone dove inizia la famosa “Ruta del Che” e cioè il percorso attraverso la Bolivia fatto da Ernesto Che Guevara, singolare figura di Medico, diventato simbolo della lotta rivoluzionaria nel mondo intero, morto in Bolivia nel 1967.
Strada facendo, su indicazione del nostro autista Mauricio, di origine Guaranì, ci fermammo in una località chiamata Karaguatarenda, dove riuscimmo a trovare e a parlare con un boliviano di una sessantina di anni, Rainaldo Changaray Vaca, che ci racconto del suo incontro con Che Guevara che conobbe personalmente il 27/5/67 mentre passava di li’ con una ottantina di guerriglieri armati proveniente dalle montagne, per dirigersi a Vallegrande, piu a nord, dove venne in seguito ucciso. Di questo episodio raccontatoci, ne ho poi trovato esatto riscontro nel libro “Che Guevara, Diario in Bolivia”, edizioni Feltrinelli.
L’ultimo giorno di missione è stato sicuramente il piu bello e gratificante, quando, come facciamo sempre nelle nostre missioni, rivediamo tutti gli operati insieme per medicarli e dare loro istruzioni per quando saremo andati via; questo è il momento in cui possiamo davvero apprezzare la soddisfazione ed il riconoscimento dei pazienti operati e la commozione delle mamme che, tolti i cerotti, vedono il proprio bambino guarito dalla deturpazione che aveva o che lo limitava nei movimenti o nell’alimentazione.
La cosa però particolare di questa missione è stata che gli organizzatori locali avevano fatto in modo che ogni gruppo di pazienti venuti da una certa zona, erano accompagnati ai nostri controlli da un medico o da un infermiere della loro comunità, al quale potemmo dare tutte le istruzioni ed i materiali necessari per le medicazioni; anche in missioni precedenti, perfino in Africa ed in Tibet, siamo sempre riusciti a non “abbandonare” i pazienti operati a loro stessi ma ad avere sempre dei referenti sanitari locali per il “dopo missone”, ma questa volta, grazie ai bravissimi operatori del Convegno della Salute c’è stato un vero e proprio passaggio di consegne paziente per paziente, cosa che è impossibile riuscire a fare anche con i nostri pazienti in Italia...
Quella regione del sud della Bolivia purtroppo è fortemente bisognosa di interventi che riguardano la nostra specialità, basti pensare che l’ultima missione di chirurgia plastica ricostrutiva fatta in quella zona risaliva a 14 anni fa, sempre da parte di Interplast Italy; le forti richieste da altri paesi del mondo (soprattutto Tibet, Bangladesh e Africa) hanno purtroppo impedito ai nostri team di poter ritornare lì prima.